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di Federico Rocchi
ROMA (4 novembre) - La presentazione “3D World” organizzata da Sony alla metà del mese di settembre a Milano e la recente comparsa nell’etere romano di un canale 3D nel mux di La7 ci offrono l’occasione per riflettere sulla tecnologia di riproduzione stereoscopica del video. Il video a tre dimensioni, al cinema come a casa, è certamente l’aspetto tecnologicamente più intrigante di questa fine 2010, sulla scia della transizione alla TV digitale e all’alta definizione. Data la popolarità dell’argomento, il meccanismo che rende possibile la visione della profondità crediamo sia noto a tutti: occorre garantire un’immagine specifica a ciascuno dei due occhi.
Ciò che maggiormente ci ha colpito nel visitare lo spazio Sony è l’approccio “a 360 gradi” che la famosa azienda nipponica sta dedicando al mondo 3D, dopo un avvio leggermente meno aggressivo della concorrenza. Seguendo le mode linguistiche del momento potremmo dire che si tratta della presentazione di un vero e proprio “ecosistema 3D” poiché nello spazio espositivo del Palazzo della Permanente, al centro di Milano, si potevano ammirare e provare apparecchi non soltanto destinati alla riproduzione ma anche, forse soprattutto, alla creazione di contenuti in 3D.
Spiccavano, ad esempio, le nuove fotocamere della serie Alpha ma anche le NEX-5 e NEX-3 (dal costo che si aggira nell’intorno dei 600 euro) che hanno - oltre alla loro caratteristica “hardware” delle ottiche intercambiabili che le pone in una categoria ibrida fra reflex e compatte - la capacità puramente software, detta “3D Sweep Panorama”, di creare foto 3D senza necessità di avere doppio obiettivo.
La realizzazione di foto in 3D diventa quindi - abbiamo potuto provare personalmente - di una semplicità disarmante. Basta compiere una panoramica ruotando la macchina su un perno ideale e lasciar fare al programma incorporato nell’apparecchio. Il risultato sarà memorizzato sotto forma di fotografia stereoscopica riproducibile attraverso un televisore predisposto, una possibilità che la stampa su carta (normale) non potrà mai offrire, con buona pace degli amanti della foto stampata a prescindere. La funzione “3D Sweep Panorama”, che naturalmente può essere sfruttata anche senza il prefisso “3D” per la creazione automatica di “panorami” ovvero di foto che simulano scatti realizzati con obiettivi dalle focali impossibili, è incorporata nelle innovative macchine fotografiche NEX-3 e NEX-5 ma anche nella W5 compatta e nelle Alpha A55 e A33, di prezzo, ingombro e caratteristiche più “professionali”.
Ma c’è una seconda caratteristica funzionale, chiamata “Background De-Focus”, molto interessante. Diventa alla portata di tutti quel tipo di fotografia in cui il soggetto in primo piano è a fuoco su uno sfondo fortemente sfocato. Il classico stile del “ritratto”, quindi, che nel “mondo analogico” era ottenibile soltanto con l’uso di macchine dotate di zoom e possibilità di controllo sull’apertura del diaframma: usando il massimo zoom e aprendo al massimo il diaframma si otteneva la minima profondità di campo, con il risultato di avere a fuoco soltanto un piano sottile nell’inquadratura, dove si posizionava il soggetto, ed il resto fuori fuoco. Fare la stessa seducente inquadratura con una macchina compatta, non reflex, senza zoom potente o senza avere la possibilità di controllare in tempo reale il risultato era praticamente impossibile.
Di colpo, invece, oggi tutto è a portata di mano ed essendo la stessa funzione disponibile anche nella ripresa video (naturalmente in alta definizione, anche 1080i con compressione AVCHD nel modello NEX-5) possiamo ben dire che non ci troviamo di fronte ad un semplice “effetto speciale” ma davanti ad una nuova interessante tendenza: l’uso dell'enorme potenza di calcolo che oggi è possibile incorporare direttamente negli apparecchi fotografici viene sfruttata per far girare software i quali influenzano in tempo reale il risultato dello scatto. In un certo senso l’ottica della macchina fotografica non termina più con l’ultima lente prima del sensore (o della pellicola) ma prosegue oltre, fondendosi con gli strati immateriali che governano il passaggio dell’informazione fino alla memorizzazione del file rappresentante l’immagine. Si tratta dunque di un salto epocale anche sul puro piano concettuale.
Dopo aver prodotto un contenuto 3D, come abbiamo accennato, serve un “display” ovvero uno schermo in grado di proseguire la catena con l’obiettivo di fornire ai nostri due occhi due immagini discrete, cioè diverse e separate. E’ possibile usare un “televisore” (difficile continuare ad usare la stessa parola degli anni ’50) TV BRAVIA 3D come quelli presentati in questo spazio Sony, il top di gamma LX900 (circa 3.500 euro per 52 pollici e 5.000 per 60 pollici) oppure uno della serie entry level HX800 con prezzi più accessibili, ma schermi più piccoli (40″ e 46″). Da segnalare, anche se non particolarmente evidenziata, la presenza di alcuni televisori con tecnologia “internet TV”, come il Bravia NX800, lo EX700 e lo HX900, e che saranno probabilmente i primi ad integrare due grandi novità dei prossimi mesi degne di un articolo dedicato, la possibilità di usufruire della cosiddetta “GoogleTV” e della piattaforma di distribuzione di contenuti e servizi digitali “Qriocity”. Non c’è ombra di dubbio, però, che mettere in campo tecnologie 3D per scatenare effetti di realtà ha senso se l’intera infrastruttura tecnologica è coerente con la realtà stessa. Detto in altri termini è necessario fare di tutto per ingannare al massimo i nostri sensi e per questo non c’è niente di meglio che uno schermo ben più grande dei sessanta pollici di un televisore, grande sì, ma mai abbastanza.
Pochi metri più in la però, rispetto alle “stanze” ospitanti televisori, è installato il nuovo videoproiettore Sony WPL-VW90ES, che segue nel design gli altri proiettori Sony costruiti con tecnologia riflessiva SXRD (la luce non attraversa un pannello LCD ma viene riflessa e proiettata nell’ambiente). E’ capace di riprodurre 240 frame al secondo, caratteristica necessaria dovendo garantire due flussi di immagini separati. Anche i pannelli dei televisori 3D devono essere capaci di alta capacità di riproduzione, una potenzialità senz’altro costosa ma apprezzabile sul piano qualitativo ma questo proiettore consente soprattutto di avere pareti illuminate a vividi colori ben più grandi di qualunque televisore ad un costo – circa 6.000 euro – equivalente a quello dei televisori più grandi, praticamente la metà del prezzo da pagare tre o quattro anni addietro per un proiettore sempre Sony ma qualitativamente inferiore. Come nel caso dei televisori (pur non essendo compatibili con questi) per godere della visione in tre dimensioni sono necessari gli occhiali attivi, i quali costano sempre molto, un centinaio di euro da moltiplicare per il numero di spettatori, un costo che andrebbe contabilizzato subito all’atto dell’acquisto. Il prezzo, in questo caso, non può essere rapportato con le prestazioni come si fa con i televisori. Grazie al maggior coinvolgimento dato dal minor rapporto fra grandezza dello schermo e distanza di visione il Sony WPL-VW90ES sarebbe da solo in grado di portarci “all’interno” della vicenda, ci si dimentica del contesto avendo il campo visivo quasi completamente occupato dalle immagini e ci si immerge nel film naturalmente. La profondità delle immagini in 3D conferisce il tocco finale, quello che davvero vogliamo.
L'altro elefante a sorreggere il “mondo 3D” è certamente quello dei videogiochi, che nel caso di Sony ha nella PlayStation il suo totem. Limitarla al mondo dei giochi è però riduttivo, PlayStation 3 è stato il primo lettore Blu-ray adattato alla riproduzione dei dischi Blu-ray contenenti un flusso 3D grazie alla sua natura programmabile e alla potenza della sua unità di calcolo. Il mondo dei videogiochi può essere una vera testa di ponte per traghettare la nuova tecnologia stereoscopica nei salotti. A differenza delle immagini riprese dalla realtà, infatti, le immagini create sinteticamente non soffrono di difetti e aberrazioni prospettiche. La riproduzione 3D delle immagini create con i calcolatori è nettamente più naturale, per quanto possa sembrare paradossale. Ci è bastato indossare gli occhiali, salire su un sedile da corsa (a questo punto si poteva anche usare un casco che avrebbe aiutato a distaccarsi dal mondo circostante) e far partire Gran Turismo 5, un gioco di corse automobilistiche in 3D disponibile da novembre prossimo, per capire il potenziale di rinnovamento del settore nello sfruttamento delle tecniche stereoscopiche: è davvero una simulazione credibile, soprattutto se, oltre al video, viene messo in gioco, è il caso di dirlo, tutto quello che può aiutare nel dolce inganno dei sensi, come il volante a ritorno di forza ad esempio, oppure uno dei nuovi controller PlayStation Move dalla sfera colorata, ma anche una riproduzione audio credibile.
Da ultimo, ma non ultimo, una piccola riflessione dobbiamo proprio dedicarla all’audio e di conseguenza alle politiche di lancio delle più intriganti tecnologie video del momento. Apparentemente, l’onda lunga del 3D arriva a bagnare anche la musica. Lo spettacolare e giovane pianista Lang Lang è stato ottimamente ripreso con camere a tre dimensioni durante una sua esibizione live a Vienna, per la realizzazione di un disco Blu-ray già disponibile. Se da un lato ciò non può che far piacere a chi ha in casa un completo impianto home theater è sorprendente notare come mentre per la parte “video” di questo mondo dell’intrattenimento domestico si stia spendendo molto ,sia in termini di comunicazione sia di qualità pura, la sezione “audio” appare lasciata alla deriva. Sembra che oramai, anche per un “concerto live”, non sia importante soprattutto la qualità della registrazione audio, la quale oggi non può che essere multicanale: anche l’audio ha o potrebbe avere il suo 3D e senza occhialini. Come molti esperimenti hanno dimostrato, la qualità dell’audio è talmente importante da influire sulla qualità percepita del video e quindi, allargando l’ottica dagli esperimenti percettivi al marketing, dovrebbe essere chiaro che per non vanificare il lancio della tecnologia 3D video, come già è successo in passato, occorre lanciare definitivamente anche l'audio 3D. Servirebbe una proposta globale, non solo mostrare spettacolari prodotti video appositamente confezionati in tre dimensioni per stupire la platea come quei film-horror-con-accette-che-volano-in-sala. I fattori che influenzano la qualità globale percepita nella riproduzione audiovideo, quindi la grandezza dello schermo, la corretta riproduzione spaziale e timbrica sia dell’audio che del video, andrebbero curati tutti e proposti al pubblico tutti insieme.
Ciò che maggiormente ci ha colpito nel visitare lo spazio Sony è l’approccio “a 360 gradi” che la famosa azienda nipponica sta dedicando al mondo 3D, dopo un avvio leggermente meno aggressivo della concorrenza. Seguendo le mode linguistiche del momento potremmo dire che si tratta della presentazione di un vero e proprio “ecosistema 3D” poiché nello spazio espositivo del Palazzo della Permanente, al centro di Milano, si potevano ammirare e provare apparecchi non soltanto destinati alla riproduzione ma anche, forse soprattutto, alla creazione di contenuti in 3D.
Spiccavano, ad esempio, le nuove fotocamere della serie Alpha ma anche le NEX-5 e NEX-3 (dal costo che si aggira nell’intorno dei 600 euro) che hanno - oltre alla loro caratteristica “hardware” delle ottiche intercambiabili che le pone in una categoria ibrida fra reflex e compatte - la capacità puramente software, detta “3D Sweep Panorama”, di creare foto 3D senza necessità di avere doppio obiettivo.
La realizzazione di foto in 3D diventa quindi - abbiamo potuto provare personalmente - di una semplicità disarmante. Basta compiere una panoramica ruotando la macchina su un perno ideale e lasciar fare al programma incorporato nell’apparecchio. Il risultato sarà memorizzato sotto forma di fotografia stereoscopica riproducibile attraverso un televisore predisposto, una possibilità che la stampa su carta (normale) non potrà mai offrire, con buona pace degli amanti della foto stampata a prescindere. La funzione “3D Sweep Panorama”, che naturalmente può essere sfruttata anche senza il prefisso “3D” per la creazione automatica di “panorami” ovvero di foto che simulano scatti realizzati con obiettivi dalle focali impossibili, è incorporata nelle innovative macchine fotografiche NEX-3 e NEX-5 ma anche nella W5 compatta e nelle Alpha A55 e A33, di prezzo, ingombro e caratteristiche più “professionali”.
Ma c’è una seconda caratteristica funzionale, chiamata “Background De-Focus”, molto interessante. Diventa alla portata di tutti quel tipo di fotografia in cui il soggetto in primo piano è a fuoco su uno sfondo fortemente sfocato. Il classico stile del “ritratto”, quindi, che nel “mondo analogico” era ottenibile soltanto con l’uso di macchine dotate di zoom e possibilità di controllo sull’apertura del diaframma: usando il massimo zoom e aprendo al massimo il diaframma si otteneva la minima profondità di campo, con il risultato di avere a fuoco soltanto un piano sottile nell’inquadratura, dove si posizionava il soggetto, ed il resto fuori fuoco. Fare la stessa seducente inquadratura con una macchina compatta, non reflex, senza zoom potente o senza avere la possibilità di controllare in tempo reale il risultato era praticamente impossibile.
Di colpo, invece, oggi tutto è a portata di mano ed essendo la stessa funzione disponibile anche nella ripresa video (naturalmente in alta definizione, anche 1080i con compressione AVCHD nel modello NEX-5) possiamo ben dire che non ci troviamo di fronte ad un semplice “effetto speciale” ma davanti ad una nuova interessante tendenza: l’uso dell'enorme potenza di calcolo che oggi è possibile incorporare direttamente negli apparecchi fotografici viene sfruttata per far girare software i quali influenzano in tempo reale il risultato dello scatto. In un certo senso l’ottica della macchina fotografica non termina più con l’ultima lente prima del sensore (o della pellicola) ma prosegue oltre, fondendosi con gli strati immateriali che governano il passaggio dell’informazione fino alla memorizzazione del file rappresentante l’immagine. Si tratta dunque di un salto epocale anche sul puro piano concettuale.
Dopo aver prodotto un contenuto 3D, come abbiamo accennato, serve un “display” ovvero uno schermo in grado di proseguire la catena con l’obiettivo di fornire ai nostri due occhi due immagini discrete, cioè diverse e separate. E’ possibile usare un “televisore” (difficile continuare ad usare la stessa parola degli anni ’50) TV BRAVIA 3D come quelli presentati in questo spazio Sony, il top di gamma LX900 (circa 3.500 euro per 52 pollici e 5.000 per 60 pollici) oppure uno della serie entry level HX800 con prezzi più accessibili, ma schermi più piccoli (40″ e 46″). Da segnalare, anche se non particolarmente evidenziata, la presenza di alcuni televisori con tecnologia “internet TV”, come il Bravia NX800, lo EX700 e lo HX900, e che saranno probabilmente i primi ad integrare due grandi novità dei prossimi mesi degne di un articolo dedicato, la possibilità di usufruire della cosiddetta “GoogleTV” e della piattaforma di distribuzione di contenuti e servizi digitali “Qriocity”. Non c’è ombra di dubbio, però, che mettere in campo tecnologie 3D per scatenare effetti di realtà ha senso se l’intera infrastruttura tecnologica è coerente con la realtà stessa. Detto in altri termini è necessario fare di tutto per ingannare al massimo i nostri sensi e per questo non c’è niente di meglio che uno schermo ben più grande dei sessanta pollici di un televisore, grande sì, ma mai abbastanza.
Pochi metri più in la però, rispetto alle “stanze” ospitanti televisori, è installato il nuovo videoproiettore Sony WPL-VW90ES, che segue nel design gli altri proiettori Sony costruiti con tecnologia riflessiva SXRD (la luce non attraversa un pannello LCD ma viene riflessa e proiettata nell’ambiente). E’ capace di riprodurre 240 frame al secondo, caratteristica necessaria dovendo garantire due flussi di immagini separati. Anche i pannelli dei televisori 3D devono essere capaci di alta capacità di riproduzione, una potenzialità senz’altro costosa ma apprezzabile sul piano qualitativo ma questo proiettore consente soprattutto di avere pareti illuminate a vividi colori ben più grandi di qualunque televisore ad un costo – circa 6.000 euro – equivalente a quello dei televisori più grandi, praticamente la metà del prezzo da pagare tre o quattro anni addietro per un proiettore sempre Sony ma qualitativamente inferiore. Come nel caso dei televisori (pur non essendo compatibili con questi) per godere della visione in tre dimensioni sono necessari gli occhiali attivi, i quali costano sempre molto, un centinaio di euro da moltiplicare per il numero di spettatori, un costo che andrebbe contabilizzato subito all’atto dell’acquisto. Il prezzo, in questo caso, non può essere rapportato con le prestazioni come si fa con i televisori. Grazie al maggior coinvolgimento dato dal minor rapporto fra grandezza dello schermo e distanza di visione il Sony WPL-VW90ES sarebbe da solo in grado di portarci “all’interno” della vicenda, ci si dimentica del contesto avendo il campo visivo quasi completamente occupato dalle immagini e ci si immerge nel film naturalmente. La profondità delle immagini in 3D conferisce il tocco finale, quello che davvero vogliamo.
L'altro elefante a sorreggere il “mondo 3D” è certamente quello dei videogiochi, che nel caso di Sony ha nella PlayStation il suo totem. Limitarla al mondo dei giochi è però riduttivo, PlayStation 3 è stato il primo lettore Blu-ray adattato alla riproduzione dei dischi Blu-ray contenenti un flusso 3D grazie alla sua natura programmabile e alla potenza della sua unità di calcolo. Il mondo dei videogiochi può essere una vera testa di ponte per traghettare la nuova tecnologia stereoscopica nei salotti. A differenza delle immagini riprese dalla realtà, infatti, le immagini create sinteticamente non soffrono di difetti e aberrazioni prospettiche. La riproduzione 3D delle immagini create con i calcolatori è nettamente più naturale, per quanto possa sembrare paradossale. Ci è bastato indossare gli occhiali, salire su un sedile da corsa (a questo punto si poteva anche usare un casco che avrebbe aiutato a distaccarsi dal mondo circostante) e far partire Gran Turismo 5, un gioco di corse automobilistiche in 3D disponibile da novembre prossimo, per capire il potenziale di rinnovamento del settore nello sfruttamento delle tecniche stereoscopiche: è davvero una simulazione credibile, soprattutto se, oltre al video, viene messo in gioco, è il caso di dirlo, tutto quello che può aiutare nel dolce inganno dei sensi, come il volante a ritorno di forza ad esempio, oppure uno dei nuovi controller PlayStation Move dalla sfera colorata, ma anche una riproduzione audio credibile.
Da ultimo, ma non ultimo, una piccola riflessione dobbiamo proprio dedicarla all’audio e di conseguenza alle politiche di lancio delle più intriganti tecnologie video del momento. Apparentemente, l’onda lunga del 3D arriva a bagnare anche la musica. Lo spettacolare e giovane pianista Lang Lang è stato ottimamente ripreso con camere a tre dimensioni durante una sua esibizione live a Vienna, per la realizzazione di un disco Blu-ray già disponibile. Se da un lato ciò non può che far piacere a chi ha in casa un completo impianto home theater è sorprendente notare come mentre per la parte “video” di questo mondo dell’intrattenimento domestico si stia spendendo molto ,sia in termini di comunicazione sia di qualità pura, la sezione “audio” appare lasciata alla deriva. Sembra che oramai, anche per un “concerto live”, non sia importante soprattutto la qualità della registrazione audio, la quale oggi non può che essere multicanale: anche l’audio ha o potrebbe avere il suo 3D e senza occhialini. Come molti esperimenti hanno dimostrato, la qualità dell’audio è talmente importante da influire sulla qualità percepita del video e quindi, allargando l’ottica dagli esperimenti percettivi al marketing, dovrebbe essere chiaro che per non vanificare il lancio della tecnologia 3D video, come già è successo in passato, occorre lanciare definitivamente anche l'audio 3D. Servirebbe una proposta globale, non solo mostrare spettacolari prodotti video appositamente confezionati in tre dimensioni per stupire la platea come quei film-horror-con-accette-che-volano-in-sala. I fattori che influenzano la qualità globale percepita nella riproduzione audiovideo, quindi la grandezza dello schermo, la corretta riproduzione spaziale e timbrica sia dell’audio che del video, andrebbero curati tutti e proposti al pubblico tutti insieme.
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